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Momenti di vita Quotidiana

E’ un giorno come tanti altri, uno di quelli in cui il tempo sembra rallentare, come se il sole si fermasse all’orizzonte, indeciso se proseguire il suo cammino o restare sospeso nell’aria calda della tarda giornata. di osservarli.

Mi avvicino alle bimbe che, ai piedi di un maestoso albero, con una fervida immaginazione sono intente a cucinare, stanno mescolando dei sassolini e delle foglie su una vecchia ciotola scartata dalla mamma. Una di loro, con un sorriso timido e due occhi grandi e curiosi mi porge un tappo con dentro un po’ di sabbia e mi chiede se voglio bere. “Chai?” le chiedo sorridendo.  Lei annuisce con uno scintillio negli occhi che tradiva un po’ di orgoglio, come se mi stesse offrendo la cosa più pregiata del mondo.

Prendo il tappo e faccio finta di bere. “Glu glu glu… mmmm buono!” e porgendole il tappo aggiungo sorridendo “Ma c’era un po’ troppo zucchero”. Le bimbe mi guardano e poi si scambiano uno sguardo rapido come se fossero allertate dal mio gioco. Dopo un attimo di esitazione, esplodono in una fragorosa risata, un suono puro che si mescola al fruscio delle foglie mosse dal vento.

Sorrido anch’io, divertita dalla loro spontaneità e chiedo: “Per stasera, mi preparate dell’ugali con verdure?”  Loro annuiscono e ridono ancora, tutte contente. Mi congedo sentendo nel cuore un calore che non riesco a spiegare e mi avvio verso il boschetto dove, poco più avanti, il mio sguardo cade su una scarpetta infradito abbandonata.

La scarpetta

Era la stessa che avevo visto il giorno precedente, sola senza la sua compagna, dimenticata come fosse un oggetto inutile. Eppure, quel piccolo dettaglio mi colpisce. Mi chiedo, un po’ confusa, come mai qualcuno avesse lasciato lì una scarpa senza nemmeno cercare di riprenderla. Forse non importava.

Mi avvicino per raccoglierla e con dispiacere noto che l’infradito è rotto da un lato. Inevitabilmente, l’immagine di quella scarpa sola, inutile e ormai irrimediabilmente danneggiata mi colpisce nel profondo. In Italia avrei potuto buttarla nella raccolta differenziata ma so che qui, dove le cose hanno un destino che a volte non ci aspettiamo, quella scarpa avrebbe finito la sua vita in un piccolo fuoco, assieme a bottiglie di plastica, carta e altri oggetti inutili. Con un sospiro la metto accanto a casa, per non lasciarla lì in mezzo al prato.

Malinconica e con un grande senso di impotenza mi allontano e continuo la mia giornata.

Nei giorni seguenti vedo spesso delle bimbe, di circa 10 anni, con due scarpe diverse: un’infradito a sinistra ed una scarpa chiusa a destra, un plasticone nero, di gomma morbida, che non so come facciano le bimbe ad indossarlo.  Le ho notate ma non ho dato molto interesse alla cosa in quel momento, ero persa nei miei pensieri, pensando che sia una di quelle stranezze che fanno parte della vita di qui. 

Rivelazione

Poi la sera vado a farmi la doccia e quando esco dal bagno vedo davanti alla porta di una camera la coppia spaiata di scarpe. Un infradito giallo e la solita scarpa chiusa. Il cuore mi sussulta e finalmente realizzo! Che sciocca non averci pensato prima!!! Quella bimba non aveva altre scarpe. Da tre o quattro giorni, andava in giro con due scarpe diverse ed il pensiero mi stringe il cuore.

L’ho chiamata e ancora con l’asciugano avvolto addosso siamo entrate in camera mia. Non c’era bisogno di parole. Ho aperto la mia valigia, sapevo cosa cercare, e le porgo un paio di infradito nuovi che avevo comprato per me senza un vero motivo, solo perché mi piacevano.  “Sono della tua misura?” le chiedo.

La bimba scarta velocemente la busta di plastica in cui erano avvolte e mi dice tutta emozionata “vediamo…” mentre i suoi occhi brillavano ed il mio cuore sussultava.

“Grazie,” mi dice con la voce tremante, e il suo sorriso mi ha fatto sentire la bellezza di quel gesto semplice, ma immensamente profondo.

E’ uscita tutta emozionata, i primi passi a rallentatore quasi si stesse trattenendo, poi più affrettato.

Penso sia andata dalla mamma… ed io sono felice.

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